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CAUSE

Fino agli anni ottanta si contavano 3-5 casi di autismo su 10.000 nati, oggi si può affermare che un bambino su 155 sviluppa sintomi rientranti nello spettro autistico.
La molteplicità di cause e di fattori predisponenti e scatenanti, dovrebbe inoltre portarci a parlare di “autismi” più che di “autismo”, considerata l’ampiezza di campo in cui si va a spaziare nel definire fattori etiologici rinvenibili nella genetica, nei dismetabolismi, nelle patologie infettive, allergiche, disreattive, tossiche, alimentari, neurologiche classiche… ma il tutto inquadrato in una visione non orizzontale e paritaria, dove la presenza di una componente esclude l’altra, bensì in una griglia complessa dove, con variabili da caso a caso, l’elemento che per un soggetto autistico può definirsi predisponente, in un altro può essere scatenante, e viceversa; secondo una visione paragonabile a numerose e differenti catene i cui anelli sono più o meno quelli ormai noti -anche se tanti altri di cui si ipotizza la presenza non sono stati ancora identificati- ma disposti in sequenze e modalità di rapporto diverse se non da caso a caso, da gruppi di casi a gruppi di casi, comunque ciascuno con le proprie irripetibili individualità.
Abbandonate finalmente le ipotesi psicogenetiche, il vastissimo capitolo delle cause della sindrome autistica resta tuttora aperto in molte direzioni, considerato che da numerosi campi della scienza medica giungono flussi continui di informazioni che stanno contribuendo a ricostruire -non senza fatica- un puzzle che a mano a mano che si compone, appare sempre più complesso e di difficile organizzazione, e ci si comincia anche a porre, come conseguenza, il problema dell’identificazione della figura professionale di riferimento dalla quale far gestire la gran messe di dati e di informazioni in arrivo.
Una volta riconosciuta una componente organica non sempre del tutto irreversibile, e quindi almeno in parte modificabile, si rende necessario operare ai fini del superamento o quanto meno del miglioramento del danno organico, soprattutto se ad innesco metabolico, o tossico, o enzimatico… (o anche più di uno di questi fattori messi insieme); ma la sola “ripulita della lavagna” non è sufficiente per considerare risolto un problema “se su quella lavagna non ci si scrive”, visto che il danno organico che provoca la sintomatologia autistica (quale che sia il nome del primo o dei primi anelli della catena) determina un arresto o una mancata attivazione di funzioni linguistiche, comunicative, motorie, percettive, cognitive, evolutive generali, tali da richiedere comunque un intervento abilitativo-riabilitativo.


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