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■ F.A.Q.
Si può parlare di prevenzione nell'autismo?
L'autismo è una sindrome a genesi multifattoriale; non riconosce quindi una sola origine, e le diverse quanto numerose cause in grado di innescare questo quadro patologico, possono subentrare a diversi livelli e stadi di una catena che non è uguale per tutti i casi. Ad esempio, quella che in alcuni soggetti si comporta come causa predisponente, in altri può essere scatenante, e sia l'una che l'altra evenienza possono non essere le uniche a provocare la malattia. In quest'ottica, prevenzione può significare cercare di evitare l'incontro (materno, fetale, neonatale, in età infantile) con gli agenti causali individuati come tali. Da un punto di vista più pratico e immediato, prevenzione può significare invece INTERVENIRE PRECOCEMENTE, al più presto, e con competenza, SUI PRIMI SINTOMI DI AUTISMO. Ciò vuol dire sradicare la cultura dell'attesa, l'idea del "non c'è fretta, aspettiamo", affermazione ancora oggi sulla bocca di molti medici che, quando un genitore segnala la comparsa di sintomi strani nel proprio bambino, anzichè attivare subito la consulenza specialistica con la successiva eventuale presa in carico terapeutica, minimizzano e rinviano il bambino a verifiche successive, impedendo così l'attuazione di un intervento precoce ed anche preventivo. L'autismo, infatti, non esplode da un giorno all'altro, comincia a manifestarsi in un arco di tempo che a volte dura mesi, prima di mostrarsi in tutta la sua clamorosa drammaticità. Per esperienza professionale diretta posso affermare che numerosi bambini presi in carico in terapia foniatrico-logopedica nel corso dei primi mesi di comparsa di manifestazioni autistiche, hanno raggiunto un recupero totale delle abilità comunicative. In questo senso si può parlare di PREVENZIONE, dal momento che si può determinare un'eliminazione della sintomatologia autistica progrediente. La controprova sta nel riscontro delle sistematiche "esplosioni" della sintomatologia autistica conclamata, in quei soggetti che, al primo apparire delle manifestazioni autistiche, non sono stati subito trattati.
A che età iniziare la logopedia nell'autismo?
Non esiste mai un "presto" quando c'è da avviare trattamenti abilitativi. Purtroppo è abitudine diffusa di molti medici affermare che "non c'è fretta" o "non è ancora il momento" per iniziare una terapia logopedica. Uno dei maggiori errori è credere che per avviare un intervento abilitativo sul linguaggio, occorre che il bambino sia attento e collaborante, o che debba già possedere abilità linguistiche minime. Non è così! La logopedia non è solo correzione di difetti verbali, ma è anche e soprattutto induzione di linguaggio, anche se un bambino non ha alcuna abilità comunicativa. E PIU' PRESTO SI COMINCIA, MEGLIO E'.
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