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■ QUADRI CLINICI

L’autismo non è una singola entità nosologica, né ha una sola etiologia. Sarebbe il caso di parlare di “autismi” piuttosto che di “autismo”, o quanto meno sarebbe opportuno dire “sindrome autistica”, intendendo con la parola “sindrome”, un insieme di patologie differenti che portano ad una stessa espressione clinica, ma provenendo da strade diverse aventi in comune soltanto l’ultima parte del percorso.    
Riferendoci al DSM-IV (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders) e a quanto evincibile da una pratica clinica maturata negli anni, potremmo identificare i criteri diagnostici per l’autismo infantile nei seguenti punti:

  1. Esordio entro i 30 mesi di età.
  2. Carenza globale di reattività nei confronti di altre persone.
  3. Deficit grossolani nello sviluppo del linguaggio.
  4. Se presenti, forme espressive verbali caratterizzate da ecolalie, stereotipie, inversioni di pronomi, enunciati incomprensibili.
  5. Reazioni bizzarre a vari aspetti dell’ambiente, come ad esempio resistenza ai cambiamenti, interesse particolare o inusuale attaccamento per oggetti prevalentemente inanimati.
  6. Aggressività verso se stessi o verso gli altri, non nella totalità dei casi.
  7. Mancato o inadeguato raggiungimento di altre abilità non verbali, quali le autonomie, i comportamenti sociali, le capacità di adattamento.

La prima grande differenza che oggi si può notare nelle modalità di insorgenza dell’autismo infantile, è quella tra le forme che si manifestano come tali sin dai primi mesi di vita in bambini che non mostrano mai un vero e proprio avvio delle capacità comunicative, espressive e relazionali, e le forme cosiddette “regressive”, caratterizzate cioè da un normale inizio dello sviluppo percettivo, cognitivo, relazionale ed espressivo verbale in bambini che ad un certo momento di tale cammino, nel giro di pochi mesi evidenziano una clamorosa inversione di marcia, perdendo in breve le acquisizioni già raggiunte, e cominciando invece a mostrare atteggiamenti di chiusura comunicativa e relazionale, configurando così in tempi clamorosamente stretti, il quadro clinico dell’autismo.
Le manifestazioni cliniche della sindrome autistica sono alquanto diverse da caso a caso, o almeno da gruppi di casi a gruppi di casi, sia in termini di epoca e modalità di insorgenza, sia in termini di sintomatologia manifesta, con variazioni peraltro anche intraindividuali oltre che interindividuali.
“Autismi”, dunque, e non “autismo”; bambini che pur rientrando sotto lo stesso ombrello diagnostico di “sindrome autistica”, risultano apatici o iperattivi, tranquilli o aggressivi, apparentemente con un livello cognitivo integro o insufficienti mentali, infastiditi dai rumori anche lievi o apparentemente indifferenti a suoni e rumori… insomma, capita di osservare e trattare pazienti parzialmente o completamente diversi tra loro, pur risultando tutti affetti da autismo.

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