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SINDROMI ASSOCIATE

Se presupponiamo una definizione di autismo ristretta ai suoi caratteri essenziali, quali la tendenza all’isolamento, la mancanza o la forte distorsione del linguaggio, la presenza di stereotipie, il deficit di contatto oculare, i comportamenti bizzarri e inusuali…, può allora accadere che altri sintomi quali l’aggressività verso se stessi o verso gli altri, il deficit attentivo con iperattività, successivi disturbi dell’apprendimento in età scolare, la comparsa di epilessia, o altre forme di assenza o di convulsioni…, vengano considerati “sintomi associati”.
In realtà sono molto elevate le percentuali di soggetti autistici portatori di altri sintomi che potrebbero sembrare esterni al quadro dell’autismo, almeno secondo visioni tradizionali e un po’ restrittive, ma che invece sono presenti non in tutti i casi -è vero- ma comunque in percentuali di gran lunga al di sopra dei limiti di una media definibile di normalità.
E’ il caso, per fare un esempio, dell’epilessia, presente sia pure in forme diverse, in un terzo dei casi di autismo, contro lo 0,5% di incidenza in una popolazione equivalente di bambini normali.
E’ il caso, ancora, e forse ancora più discutibile, dell’insufficienza mentale definita a volte come disturbo aggiuntivo (“autismo con deficit cognitivo”), considerato che in fondo si parla di ritardo mentale in percentuali variabili dal 40 all’88% del totale dei casi .
Si può dire lo stesso del deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD), contestuale a circa la metà dei casi di autismo.
Il termine “sindromi associate” andrebbe pertanto riservato a quelle situazioni patologiche di raro se non eccezionale riscontro nell’autismo, quali la sordità (di per sé non identificabile come causa né favorente né scatenante una sindrome autistica), la cecità (stessa considerazione espressa per la sordità), la sindrome di Down.
Alcuni autori ipotizzano l’esistenza di un sottogruppo di autistici affetti anche da disturbo bipolare.


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