Audiologia

L'audiologia è la branca della scienza medica che studia l'udito e i relativi disturbi.

Visite specialistiche e prestazioni ambulatoriali in convenzione con S.S.N.:
• Visita Audiologica
• Visita Audiologica Pediatrica
• Esame Audiometrico
• Esame impedenziometrico
• Esame Cocleovestibolare
• Audiometria e test di percezione verbale
• ABR (potenziali evocati uditivi del tronco)
• Emissioni otoacustiche
• diagnosi e terapia degli acufeni
• diagnosi e terapia della sordità
• diagnosi e terapia delle vertigini
• diagnosi e terapia malattia di meniere

ELENCO PRESTAZIONI DI AUDIOLOGIA E TEST UDITIVI
IN CONVENZIONE CON IL S.S.N.

VISITA
AUDIOLOGICA
VISITA AUDIOLOGICA
PEDIATRICA
ESAME
IMPEDENZIOMETRICO

AUDIOMETRIA
TONALE

AUDIOMETRIA VOCALE E TEST DI PERCEZIONE VERBALE
ESAME
COCLEOVESTIBOLARE
ABR (potenziali evocati uditivi
del tronco)
EMISSIONI
OTOACUSTICHE
 

Istituto Europeo
di Audiologia

L'Istituto Europeo di Audiologia, sezione specialistica dell'ISME - Istituto Medico Europeo, accreditato e convenzionato con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale), ha come obiettivi primari la sordità ed i disturbi uditivi, che costituiscono un serio problema medico e sociale, ancora oggi sottovalutato, nonostante ne sia interessato fra il 10 e il 15% della popolazione. Colpisce gravemente l’età infantile ove può provocare severe alterazioni nello sviluppo del linguaggio e conseguenti problematiche nella comunicazione e nell’assetto psicologico del bambino e gravi situazioni di disagio sociale nelle famiglie; interessa fortemente anche l’età giovanile come conseguenza di stili di vita ed abitudini errate, l’età lavorativa a causa dell’esposizione al rumore, e la popolazione anziana per gli inevitabili processi di deterioramento sensoriale legati all’età.
Vi è poi il problema dell’inquinamento acustico ambientale che interessa milioni di italiani e può provocare seri disturbi uditivi e di altri apparati vitali. Gli acufeni o ronzii sono spesso disabilitanti e costituiscono un problema medico in parte ancora da risolvere.

IL BAMBINO
L ’udito e il linguaggio sono basi fondamentali dello sviluppo cognitivo dell’individuo in quanto strumenti di interazione sociale, di organizzazione delle conoscenze e basi del pensiero logico.
Il linguaggio è una attività altamente specializzata e nell’ambito della comunicazione costituisce il comportamento umano più complesso, nessun computer riesce ancora oggi ad avere prestazioni comparabili a quelle del linguaggio umano.
Esso ha una evoluzione fenomenale nei primi anni di vita del bambino e affinché ciò avvenga è essenziale l’integrità anatomo-funzionale degli organi che ne sono alla base, quindi organo dell’udito, organi fonatori, strutture centrali. Fulcro del nostro interesse è l’organo dell’udito. Un disordine di questa delicata e complessa struttura mette in discussione il naturale apprendimento del linguaggio alterandone o ritardandone le tappe, soprattutto se ciò avviene nei primi mesi o ancor di più se già presente alla nascita del bambino. Il deficit funzionale dell’organo dell’udito viene definito “ipoacusia” che si può presentare in forma e gravità diverse a seconda della porzione dell’organo interessata e dell’entità del danno. Sommariamente possiamo dire che esiste una parte “nobile” e una “meno nobile” dell’organo dell’udito. La parte meno nobile è quella costituita dall’orecchio definito “medio” situato cioè tra la parte esterna visibile (padiglione auricolare, meato acustico esterno) e la parte più interna costituita da fibre nervose che trasportano l’onda sonora, ormai trasformata in segnale elettrico, fino alle strutture centrali. Molto diffuse nella popolazione infantile (0-6 anni) sono le affezioni della porzione media dell’orecchio definite “otiti” che possono provocare una diminuzione della funzionalità uditiva transitoria, definita appunto “ipoacusia trasmissiva” proprio perché c’è un ostacolo meccanico costituito dalla presenza di deposito catarrale all’interno dell’orecchio medio alle onde sonore. Normalmente questo tipo di ipoacusia trasmissiva non costituisce un grosso ostacolo all’apprendimento del linguaggio anche se nei casi più resistenti può alterarne
qualche caratteristica ed ha di solito una evoluzione positiva. L’ipoacusia che più ci interessa è quella che coinvolge invece la parte più nobile dell’orecchio quindi l’orecchio interno definita ipoacusia neurosensoriale che ha un carattere di irreversibilità e che si può presentare a livelli molto vari di gravità.
Cosa fare per arginare gli effetti dell’ipoacusia? La prevenzione e la diagnosi precoce
Come abbiamo visto nelle premesse l’iter riabilitativo ed integrativo del bambino sordo e la prognosi in termini di svantaggio sociale sono fortemente influenzati dal fattore tempo, quindi dalla precocità della diagnosi ed del processo educativo.
Le strategie di prevenzione “primaria” e cioè di abbattimento delle cause di sordità sono molto limitate a tutt’oggi e basate essenzialmente sull’educazione e sensibilizzazione sanitaria, sulla profilassi delle principali malattie infettive (le vaccinazioni) e sui progressi nel campo della ricerca genetica audiologica. Sono stati infatti individuati negli ultimi anni due geni (Connexina 26 e Connexina 30) responsabili di sordità congenita ed è oggi disponibile anche in Italia il test per la loro individuazione.
E’ possibile condurre oggi brillantemente la prevenzione detta “secondaria” e cioè l’abbattimento delle conseguenze cliniche e sociali che si concretizza con la diagnosi precoce e il successivo intervento educativo. La diagnosi può essere considerata “precoce” se effettuata e confermata entro i primi 6-8 mesi di vita.
Con l’avvento di nuove tecnologie e con l’avvio di una nuova cultura preventiva la diagnosi si sta anticipando verso i 18-24 mesi ma questa data può essere ulteriormente anticipata: lo screening neonatale con le Emissioni Otoacustiche è effettuabile già nelle prime ore di vita del bambino, non è invasivo, è rapido, specifico, sensibile e basso costo. Già in molti Paesi europei e negli Stati Uniti la metodica è largamente usata, sicuramente su tutti i neonati a rischio audiologico per familiarità, per cause prenatali o immediamente successive alla nascita.
Le fasi successive alla diagnosi di sordità: protesi e impianti cocleari
Eseguita la diagnosi di ipoacusia e stabilita con ragionevole precisione la sede della lesione è opportuno procedere velocemente all’impostazione della terapia più idonea. Nel caso di sordità neurosensoriale infantile è necessario che l’audiologo e/o l’otorinolaringoiatra, ma anche altri specialisti e operatori sanitari che in qualche modo sono coinvolti nella diagnosi e terapia dei piccoli pazienti, siano a conoscenza delle attuali possibilità che la tecnologia moderna mette a disposizione per la correzione dei deficit uditivi, da quelli lievi alla sordità totale. Elemento fondamentale per l’impostazione di una corretta terapia è la conoscenza della natura e della sede della lesione. Gli strumenti per la correzione del deficit uditivo neurosensoriale sono tutt’oggi affidate nella maggior parte dei casi alla protesizzazione acustica precoce alla quale si sono tuttavia affiancate negli ultimi anni da un’altra risorsa tecnologica costituita dall’impianto cocleare che indubbiamente ha aperto un capitolo nuovo in quanto costituisce il primo vero organo di senso artificiale impiantabile nell’uomo.

Protesi acustica
Attualmente la protesi acustica non è più considerabile un semplice amplificatore di suoni ma, grazie alla tecnologia microelettronica dei circuiti si è notevolmente perfezionata ed è divenuta un elaboratore di segnali estremamente sofisticato che fornisce all’utilizzatore una amplificazione controllata e confortevole. Nei piccoli pazienti con deficit bilaterale la protesizzazione dovrà essere possibilmente binaurale e ciò per consentire la spazialità dei suoni, la miglior discriminazione della voce nel rumore. Nel caso di sordità monolaterali è sempre consigliabile non protesizzare ma sottoporre il paziente a controlli semestrali inizialmente e annuali successivamente lasciando a lui stesso, una volta adulto o adolescente, la decisione.

Impianto cocleare
L’impianto cocleare costituisce senza ombra di dubbio uno dei progressi più significativi che la scienza medica e le biotecnologie abbiano mai realizzato: si tratta infatti del primo organo sensoriale artificiale impiantabile nell’uomo. La protesi acustica amplifica l’energia sonora che poi deve essere analizzata da un organo lesionato (la coclea) la quale costituisce una specie di strettoia per l’informazione, una specie di collo di bottiglia dal quale può passare solo poca informazione; l’impianto coclearie consente invece di stimolare direttamente il nervo acustico superando la sede della lesione; esso è quindi indicato nei casi in cui la lesione sia coclearie e il nervo acustico funzionante. Tecnicamente è formato da una parte esterna che capta i suoni mediante un microfono e li trasforma in segnali codificati e da una parte impiantata nella mastoide denominata “unità ricevente”; da quest’ultima fuoriesce un supporto con numerosi elettrodi stimolanti che viene inserito all’interno della coclea e stimola così le fibre del nervo acustico. La tecnica chirurgica è ormai messa a punto anche per bambini molto piccoli, di età inferiore a 2 anni e non presenta rischi superiori a qualsiasi intervento sulla mastoide e sull’orecchio medio.
Non tutti i bambini sono candidati all’impianto coclearie è quindi opportuno considerarlo ancora come un sistema da utilizzarsi solo quando il bambino sordosia affetto da un grado di ipoacusia neurosensoriale profondo o totale da non poter trarre che scarsi benefici dalla protesi acustica.

L'ANZIANO
La sordità è una delle problematiche più comuni che affliggono gli anziani. 1 adulto su 3 con più di 60 anni e il 50% sopra gli 85 anni riporta sordità. I problemi di udito possono rendere difficile capire e seguire le istruzioni del medico, rispondere ai segnali di allarme, sentire il campanello della porta, il citofono, il telefono. Possono inoltre rendere difficile conversare tranquillamente e piacevolmente con familiari e amici. Tutto ciò può esser frustrante, imbarazzante e a volte pericoloso. I problemi di udito sono un disturbo serio. La cosa più importante da fare è di rivolgersi ad un medico che può indicare un otorinolaringoiatra specializzato in orecchio naso e gola che proverà a scoprire perché si hanno problemi di udito e loffrire opzioni di trattamento.
La sordità ha numerose cause. Molte persone perdono lentamente l’udito nel tempo, con l’andare avanti dell’età. Questa condizione è detta presbiacusia. Non si conoscono le cause della presbiacusia, ma sembrano essere di tipo ereditario. Un’altra causa di presbiacusia è l’esposizione a rumori troppo forti, chiamata più precisamente sordità da rumore. Molti operai del settore edilizio, contadini, musicisti, operatori degli aeroporti, meccanici, fabbri, falegnami e militari hanno problemi di udito a causa dell’eccissiva esposizione a rumori forti. A volte l’esposizione a rumore forte e prolungata può portare acufeni, suoni percepiti negli orecchi come fruscii, ronzii, tintinnii.
La sordità può essere causata da virus, batteri, problemi circolatori o cardiaci, traumi cranici, tumori e da certi farmaci.
Il trattamento dipende dai problemi di udito ed è strettamente personalizzato. Spesso è consigliabile l’uso di protesi acustiche che sono strumenti che si indossano dietro l’orecchio o al suo interno.
Aumentano il volume dei suoni, precisamente aumentano i suoni in modo da renderli comodamente udibili.
Scegliere una protesi acustica non è facile quindi bisogna rivolgersi per prima cosa ad un otorinolaringoiatra o ad un audiologo che dopo aver effettuato la visita e gli esami strumentali può consigliare la protesi acustica più adatta al proprio bisogno. Quindi ci si deve rivolgere a personale specializzato (audioprotesista) che farà provare uno o più tipi di protesi acustica fino ad ottenere l’amplificazione migliore sia nella qualità che nella quantità di suono, protesi adatta allo stile di vita di ciascuna persona. Appena messa la protesi sarà necessario un periodo (circa 3 mesi) di adattamento per arrivare al migliore risultato. Durante l’adattamento è necessario recarsi periodicamente dall’audioprotesista che provvederà agli aggiustamenti necessari.
La presbiacusia è la perdita di udito che appare gradualmente con l’età. Circa il 30-35% della popolazione adulta tra i 65 e i 75 anni ha una sordità. Si stima che circa il 40-50% delle persone con più di 75 anni hanno una sordità.
Di solito la presbiacusia coinvolge le alte frequenze, cioè rende difficile per esempio sentire un cinguettio o il suono del telefono ma un rombo di un motore nella strada è perfettamente udibile. Nel linguaggio le alte frequenze sono quelle che veicolano le consonanti, ecco perché nella perdite uditive di questo tipo si ha una riduzione nella comprensione delle parole in un ambiente rumoroso o mentre più persone parlano insieme.
Ci sono varie cause di presbiacusia. Più comunemente essa insorge a causa di cambiamenti nell’orecchio interno durante l’invecchiamento, ma può anche derivare da cambiamenti dell’orecchio medio o lungo il decorso del nervo acustico che porta l’informazione al cervello. Di solito colpisce bilateralmente in modo simmetrico. A causa del fatto che insorge gradualmente la maggior parte delle persone non si accorge che il proprio udito sta diminuendo.
Si tratta di una perdita uditiva neurosensoriale che coinvolge quindi l’orecchio interno o il nervo acustico. È più comunemente causata da cambiamenti graduali dell’orecchio interno.L’effetto cumulativo di ripetute esposizioni a suoni forti può causare la perdita neurosensoriale. Possono concorrere cause familiari, ereditarie, svariate condizioni di salute generale, effetti collaterali di certi farmaci.
La presbiacusia può inoltre essere dovuta a problemi microcircolatori dovuti a cardiopatie, pressione arteriosa alta, diabete, altri problemi circolatori. La perdita uditiva può essere leggera, moderata o grave. Molte delle perdite uditive da rumore possono essere prevenute. Evitare tutte le possibili fonti di rumore dannoso, come armi da fuoco, attrezzi da giardino, attrezzi da falegnameria ecc. si possono usare protezioni come cuffie specifiche o tappi ad alta protezione per evitare ogni possibile danno. È importante inoltre la durata dell’esposizione che deve essere ridotta al minimo o avere delle pause di “riposo uditivo” tra una esposizione e l’altra.
Una volta che la presbiacusia si è instaurata è bene, se necessario, usare protesi acustiche.

I MUSICISTI
A causa delle frequenti e intense esposizioni ai suoni i musicisti possono sviluppare problemi di udito come ipoacusia e acufeni. Il consiglio che viene spesso dato è di smettere di suonare oppure di continuare a proprio rischio e pericolo. Forse però la cosa migliore è cercare una via di mezzo e cioè usare in modo corretto dei sistemi di protezione efficaci riducendo in modo importante il livello sonoro cui si è esposti. Molti musicisti hanno optato per questa soluzione che è un modo efficace e pratico per affrontare il problema. Numerosi musicisti proteggono il proprio udito mentre suonano in modo da evitare il rischio di un danno uditivo, evitare l’acufene e l’iperacusia che segue le esposizioni prolungate e intense.
Sono in commercio un vasto numero di sistemi di protezione specifici per i “professionisti dell’udito”.
Sono più costosi rispetto ai comuni tappi di cera o gomma che si trovano nei supermercati ma garantiscono un’ampia protezione e sono un sicuro investimento ai fini della propria saluta e della possibilità di continuare a svolgere la propria professione o il proprio hobby. Questi sistemi di protezione sono su misura e riducono l’ingresso del suono in modo proporzionale su tutte le frequenze, in modo tale che il suono percepito da chi li indossa risulti naturale, ma meno intenso. Inoltre con questi sistemi speciali la propria voce non risulta distorta.
In Europa e negli Stati Uniti sono più facilmente reperibili che in Italia ma anche nel nostro Paese possono essere acquistati presso i centri che normalmente vendono apparecchi acustici.
Consigliamo infine a tutti coloro che utilizzano l’udito a livello professionale di sottoporsi almeno una volta l’anno ad una visita medico specialistica e ai relativi esami strumentali che possono così dare un monitoraggio dello stato di salute del proprio apparato uditivo.

I TEST UDITIVI
Così come è diventata pratica comune sottoporsi e soprattutto sottoporre i bambini ad un controllo della vista, sarebbe necessario effettuare i test di valutazione uditiva sia nel bambino che nell’adulto al di là della presenza o meno di patologie o fattori di rischio.
L’esame principale per valutare la funzionalità uditiva è l’AUDIOMETRIA TONALE. Come molti sanno si effettua all’interno di una speciale cabina silente e con modalità diverse a secondo se si tratta di bambini o adulti:
a.audiometria comportamentale (nei primi mesi): in una cabina silente mentre il bambino prende il latte dalla mamma si osservano le sue reazioni motorie alla presentazione di suoni di una certa intensità. Chiaramente questoesame è molto grossolano nonché difficile da effettuare ed ha completamente lasciato il posto a metodiche più attendibili come le Emissioni Otoacustiche.
b. Nel bambino fino a 2,5- 3 anni si utilizza l’audiometria “condizionata”. Il bambino fino a quell’età non è certo in grado di dirci se sente o no un suono che gli stiamo inviando quindi si effettua l’esame sotto forma di gioco, sfruttando il riflesso condizionato. All’interno di una cabina silente con l’aiuto di personale specializzato e in presenza del genitore si presentano al bambino suoni ad un volume di comoda udibilità e gli si fa vedere che ogni volta che c’è il suono (stimolo) contemporaneamente si accendono delle simpatiche lucine o inizia un cartone animato su uno schermo (premio). Gli si fa inoltre notare che ogni volta che il suono si interrompe anche i “premi” (le lucine o il cartone animato) si interrompono. Le prime presentazioni suono-premio vengono guidate dall’operatore ma dopo poche presentazioni,per effetto del condizionamento, il bambino da solo ogni volta che sente il suono si volta a ricevere il premio. L’operatore continua a presentare i suoni, finchè il bambino collabora, fino a delineare una curva audiometria che ancora in modo non preciso ci può indicare il livello uditivo del bambino
c.man mano che il bambino cresce le sue risposte diventano più attendibili ma ancora fino ai 6 anni si utilizza il condizionamento con metodiche più interessanti per lui. Infatti dai 3 ai 6 anni si utilizza un trenino elettrico. Il bambino viene educato a spingere il pulsante di avvio del trenino non appena sente il suono proveniente dalla cassa acustica. Questo esame è più attendibile anche per l’età del bambino che riesce a darci risposte maggiormente precise.
d.Dai 6 anni circa si utilizza l’audiometria in cuffia. Vengono presentati i suoni ad un orecchio alla volta e il bambino o l’adulto deve segnalare all’operatore ogni volta che sente i suoni (via aerea). Da questa età in poi l’esame si completa con un’altra parte cioè la “via ossea”. Mediante un vibratore che si posiziona dietro l’orecchio (sull’osso mastoideo) si valuta la funzionalità dei centri nervosi uditivi. Infatti in questo modo lo stimolo non deve passare per l’orecchio esterno e medio ma va direttamente in coclea e di lì al cervello, quindi si riesce a capire, in presenza di una ipoacusia, da quale porzione dell’orecchio questa dipende. Chiaramente se la perdita è dovuta all’orecchio interno ci saranno ulteriori esami in grado di dirci se questa dipenda dalla coclea (coclearie) o retrococleare cioè delle strutture oltre la coclea stessa.

Dall’audiometria si ottiene un grafico dove con un cerchio rosso viene indicato l’orecchio destro e con una croce blu o nera l’orecchio sinistro.
L’esame audiometrico tonale non basta da solo a dare al medico lo stato di salute dell’orecchio ma questo deve essere completato da altri esami e di minima l’altra indagine che serve a completare ed escludere la presenza di importanti patologie è l’IMPEDENZOMETRIA esame obiettivo che non richiede quindi la partecipazione attiva del soggetto.
Questo consta di due parti: la TIMPANOMETRIA E L’ESAME DEI RIFLESSI STAPEDIALI.
L’esame si effettua mediante una strumentazione e una cuffia particolari.
La timpanometria serve a misurare il grado di elasticità del timpano, l’eventuale presenza di versamenti all’interno dell’orecchio medio e il grado di mobilità della catena degli ossicini. Si ottiene un grafico È assolutamente necessario per una diagnosi di otosclerosi. La seconda parte dell’esame impedenzometrico, cioè lo studio del riflesso stapediale serve a valutare il funzionamento di un muscolo che si contrae all’ingresso dei suoni. Anche questo esame dà allo specialista un elemento in più per poter condurre una corretta diagnosi.
L’AUDIOMETRIA VOCALE e i TEST DI PERCEZIONE VERBALE utilizzano parole a senso compiuto, parole senza senso, frasi in presenza o no di rumore oppure suoni e immagini corrispondenti, per darci la misura di quanto la perdita uditiva incide sulle possibilità comunicative del bambino o dell’adulto. È un test importante soprattutto per verificare l’efficacia della protesi acustica
LE EMISSIONI OTOACUSTICHE sono un esame di ultimissima generazione che sfrutta una delle più recenti scoperte dell’audiologia. Infatti si è scoperto che le celluleciliate esterne presenti nella coclea emettono dei suoni molto deboli ma che oggi si è in grado di registrare. È un esame completamente obiettivo, veloce, non fastidioso e attendibile che ci consente specialmente nei più piccoli di conoscere lo stato di salute della coclea e quindi l’eventuale presenza di una sordità legata ad un problema della stessa coclea. È ampiamente utilizzato nella diagnosi precoce di sordità infantile, in quanto utilizzabile a poche ore dalla nascita.
L’ABR (potenziali evocati uditivi del tronco) è un esame obiettivo effettuabile a qualsiasi età come il precedente e si può definire come l’elettroencefalogramma della via uditiva. Infatti l’esame ci evidenzia con lo stimolo acustico dall’esterno arriva al cervello in ogni sua tappa. Quindi è assolutamente necessario per una diagnosi di sordità.

LE MALATTIE UDITIVE
In questa pagina vogliamo fornire delle brevi e semplici descrizioni delle principali malattie che possono colpire il nostro apparato uditivo. Ci raccomandiamo che queste informazioni non possono costituire base per fare da soli una diagnosi, ma è necessario sempre e comunque rivolgersi al un medico. La finalità informativa non vuole affatto costituire allarme per nessuno dei lettori. Per qualsiasi dubbio o consulenza ulteriore siamo inoltre a vostra completa disposizione.

- IL NEURINOMA DEL NERVO ACUSTICO
è un tumore benigno di solito a crescita lenta che si sviluppa sul nervo acustico nell’orecchio interno. Il tumore è causato da una iperproduzione delle cellule di Schwann, le cellule che normalmente avvolgono le fibre del nervo come una sfoglia di cipolla e aiutano a sostenere e isolare il nervo. Quando cresce, il neurinoma causa una compressione del nervo acustico e dell’equilibrio determinando perdita uditiva monolaterale o asimmetrica, acufeni, perdita di equilibrio. Crescendo può interferire con il nervo trigemino causando perdita della sensibilità del viso. Può inoltre comprimere il nervo faciale (che comanda i muscoli del viso) causando una paresi o paralisi dal lato del tumore. Se il tumore diventa troppo grande può comprimenre le vicine strutture nervose centrali (come il cervelletto e il tronco cerebrale) mettendo in pericolo la vita del soggetto. La chiave per la prevenzioni delle più gravi conseguenze del neurinoma dell’acustico è la diagnosi precoce. Una perdita di udito monolaterale o asimmetrica, acufeni, perdita di equilibrio o vertigini sono dei segni precoci di questo tumore. Sfortunatamente la diagnosi precoce è a volte difficile in quanto i sintomi possono essere subdoli e non apparire al suo stadio iniziale. Inoltre la sordità, l’acufene e le vertigini sono sintomi comuni ad altre problematiche dell’orecchio medio o interno (il punto importante è la caratteristica di asimmetria o monolateralità della sordità). Una volta che appaiono i sintomi per una diagnosi corretta è necessaria la visita audiologica completa di esami strumentali (esame audiometrico e impedenzometrico) ma l’esame per la diagnosi certa è la TAC o RMN con contrasto, esami che riescono a localizzare il tumore per pianificare la sua rimozione chirurgica.

- NEUROPATIA UDITIVA
È un disordine uditivo nel quale i suoni entrano normalmente nell’orecchoiinterno la la trasmissione del segnale dall’orecchio interno al cervello è compromessa. Può colpire soggetti di ogni età. Il numero delle persone affette non si conosce ma tale condizione colpisce una relativamente piccola percentuale di soggetti ipoacusici. Le persone affette da neuropatia uditiva possono avere un udito normale o una perdita uditiva che va dal grado lieve a severo; hanno sempre una diminuita abilità a percepire il linguaggio. Spesso la percezione del linguaggio è peggiore rispetto a quello che ci aspetterebbe dal grado di ipoacusia. Per esempio una persona con neuropatia uditiva può essere in grado di percepire i suoni ma può avere difficoltà a riconoscere le parole.
Per una diagnosi corretta è necessario eseguire l’esame dei potenziali uditivi (ABR), e le emissioni otoacustiche (OAE). La caratteristica della neuropatia è un ABR alterato e OAE normali. Le OAE normali indicano un corretto funzionamento delle cellule ciliate esterne.
L’ABR registra l’attività del nervo acustico in risposta a stimoli sonori mediante l’uso di elettrodi posizionati sulla testa e agli orecchi del soggetto. Per eseguire le OAE invece si usa un microfono molto sensibile posizionato nell’orecchio che registra i lievissimi suoni prodotti dalle cellule ciliate esterne in risposta ad una stimolazione creata con brevi click. Sia l’ABR chele OAE non sono affatto dolorosi e possono essere usati anche nel neonato e nel bambino con estrema facilità. Possono essere usati anche altri test come parte di una più ampia panoramica delle abilità di comprensione del linguaggio del soggetto e della sua capacità uditiva.

- LA SINDROME DI MENIERE
È una malattia dell’orecchio interno, causa comune di sordità. I sintomi includono vertigini, acufeni, perdita uditiva fluttuante, ovattamento auricolare. I sintomi della malattia di Ménière sono associati ad un cambiamento di volume del liquido presente nell’orecchio interno. L’aumento dei liquidi causa un gonfiore. Gli esperti credono che questo gonfiore causi una rottura delle membrane dell’orecchio interno che provoca una mescolanza dei fluidi. Il fatto che questi fluidi si mescolino può causare i sintomi della malattia. Un’altra possibile causa include quelli che vengono chiamati “fattori ambientali”, come il rumore, infezioni virali e fattori biologici. Non esistono cure specifiche per la Sindrome di Ménière ma il medico può consigliare metodi di controllo dei suoi sintomi come dei farmaci e una dieta. Per i pazienti con vertigini persistenti e disabilitanti viene a volte consigliata la chirurgia

- L’OTOSCLEROSI
Malattia prevalentemente dell’oreccho medio, viene riferita una prevalenza del 0.2-1% nella popolazione adulta. L’età media di insorgenza è tra i 30 e i 40 anni e il 90% delle persone affette sono sotto i 50 anni di età nel momento della diagnosi. Viene caratterizzata da perdita uditiva di tipo trasmissivo quando il focolaio otosclerotico invade la finestra ovale e interferisce con il movimento stapediale. Può anche essere presente una perdita uditiva neurosensoriale. Nonostante l’ipoacusia neurosensoriale non possa essere corretta, la microchirurgia stapediale è altamente soddisfacente ne ripristino della conduzione ossiculare e può migliorare la soglia uditiva. Sono state descritte famiglie con otosclerosi a trasmissione autosomica dominante ma in molti pazienti l’eziologia della malattia è sconosciuta.
Consiste in una anormale crescita di un ossicino dell’orecchio interno che impedisce la corretta trasmissione del suono e causa perdita uditiva. L’otosclerosi può provocare due ti