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FAQs - VOCE -
risponde il Dott. Massimo Borghese

1. Quando è necessario per un professionista della voce rivolgersi al foniatra?
Purtroppo oggi sono ancora numerosi i cantanti, gli attori, gli allievi di canto, che si rivolgono al foniatra quando cominciano ad insorgere problemi e difficoltà, "difficoltà" come spesso dichiarano al momento della vista "che prima non c'erano"...Lo strumento vocale è il corpo, non solo le due corde situate nella laringe. Il professionista della voce andrebbe paragonato ad un atleta, così come il canto e la recitazione andrebbero visti come la pratica di un'attività sportiva.Queste piccole ma significative premesse dovrebbero servire a comprendere perchè "l'atleta cantante", "l'atleta attore", e direi soprattutto "l'atleta allievo", dovrebbero recarsi dal medico della loro disciplina (che è il foniatra) all'inizio della carriera, e non solo quando compaiono i primi disturbi.Poco serve ricordare che c'è anche chi ha trascorso l'intera carriera senza bisogno di ricorrere alle cure del foniatra, perchè per quanti sono riusciti a cantare o a recitare tanti anni facendo a meno dello specialista, altrettanti e anche di più hanno pagato le conseguenze di una mancata prevenzione o di una cura iniziata tardi.

2. Qual è la respirazione corretta per un cantante?

Ecco la domanda che forse rappresenta la più frequente occasione di contenzioso tra maestri di canto da una parte, e foniatri e logopedisti dall'altra.Personalmente reputo un falso problema quello della definizione della respirazione teorica ideale; ed anche nell'ambito dei grandi temi ancora irrisolti nel confronto tra insegnanti di canto e foniatri, credo che ci sia ben altro e forse più importante da discutere.Ciò premesso, credo che il problema vada affrontato partendo da due premesse: 1.La necessità di rispettare regole essenziali di fisiologia respiratoria, sulle quali c'è poco da discutere ed obiettare. 2.Evitare di pensare che ci siano norme assolutamente valide per tutti, o che un determinato insegnante debba "per scuola" far adottare "quel tipo" di respirazione. Vale, in altre parole, il concetto di "abito da cucire addosso", nel senso di identificare per ciascun soggetto quella particolare modalità respiratoria che risulti più adatta ed economica, purchè nel rispetto delle regole essenziali.Normalmente dovremmo assistere ad una protrusione (rilassata e non in stato di tensione muscolare) della parete addominale durante l'ispirazione, così come in questa stessa fase, la gabbia toracica dovrà espandersi (piuttosto che compiere movimenti verticali di salita e discesa); viceversa, l'espirazione dovrebbe essere caratterizzata da un rientro (sempre non teso) della parete addominale e della gabbia toracica. Il tutto, realizzando un adeguato equilibrio tra appoggio e sostegno, laddove per appoggio si intende il controllo del mantenimento del diaframma in allargamento verso il basso e in risalita verso l'alto, e per sostegno si intende il controllo della spinta in risalita durante la fonazione.

3. Quali rimedi adottare e quali farmaci assumere in caso di cali di voce?
Vi sono troppi luoghi comuni su questo tema, la maggior parte dei quali francamente sbagliati o addirittura dannosi.Direi subito che tra i rimedi da NON ADOTTARE, vanno ricordati le autoprescrizioni di cortisone e la somministrazione di farmaci per aerosol. Solitamente, purtroppo, anche gli stessi medici sono soliti abbondare in prescrizioni di mucolitici, cortisonici e (ancora peggio) antibiotici per via aerosolica. L'inalazione di medicamenti per aerosol non è curativa dei disturbi della voce e, per giunta, provoca sovente irritazioni e secchezza delle mucose, che rendono ancora più difficile e faticoso il recitare e cantare.Anche il facile ricorso ai cortisonici per via orale o iniettiva non è risolutivo nè curativo; spesso ha solo un effetto placebo, non privo, però, di disturbi collaterali! In verità, non credo che esistano "farmaci per la voce". La vocalità è una funzione complessa, è un atletismo, e come tale va preparata, allenata e curata con l'esercizio e l'allenamento competente e costante.Tra i rimedi che sono solito consigliare in emergenza, ci sono più il suggerimento al ricorso ad esercizi svolti in logopedia (scelti in base all'esigenza della circostanza) che non l'assunzione di un medicamento; salvo, naturalmente, i casi in cui va curato un processo infiammatorio o infettivo che indirettamente può disturbare la funzione vocale.

4. Possono svilupparsi noduli sulle corde vocali in un bambino?
Sì, anche nei primi anni di vita.Ho visto bambini di poco più di tre anni, già con noduli sulle corde vocali.Premessa la diagnosi differenziale con le cisti congenite delle corde vocali (in tal caso la sintomatologia disfonica, cioè la voce rauca, è presente già nei primi mesi di vita) i noduli si formano per lo più in conseguenza degli abusi vocali, cioè del troppo gridare da parte del bambino, spesso anche esposto a modelli vocali scorretti quali il vizio di gridare presente anche in altri membri della famiglia, o una scorretta impostazione vocale degli stessi insegnanti in scuola; abusi vocali ai quali talvolta il bambino viene addirittura invitato a lasciarsi andare, come nel caso del canto (spesso corale) incontrollato, o nella pratica di attività sportive.

5. Che incidenza ha l'esofagite da reflusso sui disturbi della voce?
Certamente la presenza di un'esofagite da reflusso (definita anche come reflusso gastro esofageo) incide sfavorevolmente sulla vocalità. E' mia personale opinione che in questi ultimi anni ci siano però un po' troppe diagnosi di esofagite da reflusso; e che almeno una parte delle disfonie da abuso e/o da cattivo uso della voce, sia stata attribuita ad una presunta malattia da reflusso gastroesofageo).A parte ciò che si può vedere già in sede di prima visita foniatrica, lo hanno dimostrato indirettamente anche i casi in cui le cure per l'esofagite non hanno sortito effetti favorevoli, ed i successi delle terapie volte ad instaurare più corrette modalità fonatorie unitamente a norme di igiene vocale.Vi sono comunque anche casi in cui la presenza di una causa non esclude la concomitante presenza dell'altra.

6. Quali rimedi adottare in caso di esofagite da reflusso?
Assumere pasti leggeri, specialmente la sera.- Anticipare l'ora della cena rispetto all'ora di coricarsi.- Non fumare. - Evitare i seguenti alimenti: Alcolici, fritture, menta, succhi di agrumi, caffè, cioccolata, cibi ad alto contenuto di grassi quali lardo, strutto, margarina, panna, frutta secca, olio, burro...- Instaurare terapia farmacologica con antiacidi, non autoprescritti, bensì sotto la guida del foniatra e del gastroenterologo.

7. Nelle gastriti e duodenopatie, quali alimenti evitare?

Sono da considerare proibiti: superalcolici (specie a digiuno), caffè -anche decaffeinato- (specie a digiuno), bevande gasate.Da consumare con cautela: spezie e cibi piccanti, fritture, brodi di carne, cibi ad alto contenuto in grassi.


FAQs - BALBUZIE -
risponde il Dott. Massimo Borghese

1. Si può parlare di balbuzie anche se in presenza di sole esitazioni o blocchi?
Spesso accade che un genitore, nel descrivere le difficoltà che presenta il figlio nel mantenere un regolare flusso verbale, dica che "non si tratta di balbuzie, perchè il bambino in realtà non ripete parole o sillabe, ma si blocca o esita quando deve iniziare a parlare". Questo tipo di affermazione denota la diffusione del luogo comune secondo il quale balbuzie sia sinonimo di sola ripetizione di sillabe o parti di parola.In realtà il termine balbuzie raccoglie molte e differenti manifestazioni di disfluenza verbale, le più significative delle quali sono: esitazioni, interiezioni, revisioni, ripetizioni di frasi, ripetizioni di parole, ripetizioni di sillabe, ripetizioni di suoni, prolungamenti, blocchi.In presenza di anche uno solo di questi sintomi si può parlare di balbuzie

2. A che età può cominciare a manifestarsi una balbuzie?
Già nei primi anni di vita possono insorgere sintomi riferibili alla cosiddetta "sindrome disfemica", cioè un insieme di manifestazioni di disfluenza verbale, nel cui capitolo si inscrive la balbuzie.Ho visto -e non raramente- bambini che già a tre anni cominciavano a mostrare difficoltà nell'iniziare a pronunciare una parola, o a ripetere parti di essa, o ad esitare durante diversi momenti della strutturazione di una frase.Si è soliti parlare di forme iniziali e/o transitorie, o di momenti "fisiologici" di disfluenza verbale, soprattutto intorno ai due-quattro anni; ma spesso (e forse ancora più frequentemente) quei sintomi cosiddetti iniziali, apparentemente innocenti, costituiscono le prime manifestazioni di una balbuzie che va poi radicandosi negli anni a seguire.Poichè possono essere vere entrambe le possibilità (balbuzie transitoria - primi sintomi di una vera e propria balbuzie), ritengo più saggio, in presenza di una disfluenza verbale che duri più di due-tre mesi, rivolgersi al foniatra ed inziare almeno un periodo di osservazione logopedica.

3. Quali sono le cause della balbuzie?

La balbuzie non è un fenomeno di natura psicologica.Purtroppo è ancora molto diffusa l'idea che si cominci a balbettare a causa di un "trauma psicologico".In realtà, la balbuzie è una patologia ad innesco ereditario, che coinvolge quei circuiti cerebrali deputati, tra l'altro, al controllo del regolare flusso verbale.Si calcola che se in una famiglia il padre è balbuziente, può diventarlo il 23% dei figli di sesso maschile e il 10% dei figli di sesso femminile; se invece è la madre ad essere balbuziente, il rischio di presentare la stessa sintomatologia riguarda l'1,8% dei maschi ed il 16% delle femmine; se entrambi i genitori sono balbuzienti può diventarlo l'80% dei figli.I cosiddetti eventi scatenanti, ossia quelle situazioni emotivamente stressanti che sembra diano il via al manifestarsi della balbuzie, hanno un ruolo del tutto marginale, per non dire poco o nulla significativo, nell'innesco di una sintomatologia che, come dimostrato nella maggior parte dei casi, si avvierebbe comunque, anche in totale assenza di episodi particolari.


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